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giovedì 8 marzo 2012

Il pendolo di Foucault e la cappella di San Michele arcangelo a Semifonte

A pochi chilometri dalla mia casa nel comune di Barberino val d'Elsa circondata da cipressi solitari sorge un luogo incantato la cupola di San Michele arcangelo a Semifonte



Dal poggio silenzioso di Semifonte si gode di un panorama meraviglioso e la cappella di San Michele Arcangelo sembra vigilare sulla quiete circostante. A pochi chilometri da Barberino Val d'elsa, sulla strada che conduce a Certaldo, si nota subito questa strana chiesa in miniatura, un ottagono allungato e circondato da una barriera verde di cipressi. Un luogo ameno protetto dal paesaggio toscano che conserva una storia antica fatta di ferocia e rivalità.
Durante l'alto medioevo, su queste colline immerse nel Chianti e oggi costellate di vigneti, era sorta un'importante cittadina fortificata di nome Semifonte. Un luogo strategico, collocato in una posizione privilegiata, che acquistava potere di anno in anno. Fin da dai primi del 1200 si sviluppò una fortissima competizione con Firenze, che non vedeva di buon occhio l'espansione della vicina città.
Quando Semifonte cominciò ad ingrandirsi al punto da sfiorare le dimensioni del capoluogo toscano, le autorità cittadine si mobilitarono per impedirne l'ulteriore sviluppo e per persuadere la città a sottomettersi al potere fiorentino. Per tutta risposta, gli abitanti del castello, sicuri della loro giovane potenza, attaccarono su una delle porte di ingresso alla città un cartello provocatorio che recitava 'Florentia fatti in là che Semifonte si fa città'

Probabilmente, oltre alla rivalità per il predominio sul territorio, se ne aggiunse un'altra di matrice politica, dato il forte attaccamento della potente famiglia Alberti alla causa di Semifonte. Per Firenze l'avanzamento di questo neonato centro cominciava ad assumere i connotati di una vera e propria minaccia e, per questo motivo, i potenti fiorentini decisero di raderla al suolo mettendo fine ad ogni eventuale pericolo.
Le mura, le chiese , le abitazioni. Fu distrutto tutto e la popolazione massacrata.

Di Semifonte non rimase che il ricordo. Per i tre secoli successivi un editto impose il divieto assoluto di costruire sul territorio appartenuto alla città sepolta. Le colline gonfie di macerie dovevano rimanere disabitate e brulle.
Solo alla fine del Cinquecento, Giovan Battista Capponi, canonico della cattedrale di Santa Maria del Fiore, chiese ed ottenne che sulla collina di Semifonte venisse costruito un piccolo tempio, una cappella che riproduceva fedelmente, ma in scala ridotta, la cupola del Brunelleschi . La costruzione, edificata a partire dal 1591 grazie all'opera di Santi di Tito è una deliziosa cappella ottagonale dedicata a San Michele Arcangelo, lo stesso santo a cui erano devoti gli abitanti di Semifonte.


Il mito del castello, distrutto perché voleva diventare città, per superare il comune fiorentino è stato tramandato nella coscienza popolare fino ad arrivare alle generazioni degli ultimi secoli.



Nell'aprile del 2007, con la collaborazione del "Gruppo Astrofili il Borghetto", è stato riprodotto lo storico esperimento ideato nel 1851 da Faoucault per dimostrare la rotazione terrestre.L'esperimento utilizza un pendolo per dimostrare che la Terra ruota su se stessa. Infatti, poiché una volta messo in oscillazione, un corpo oscilla sempre nello stesso piano, il piano di oscillazione di un pendolo rimane invariato nello spazio: se la Terra fosse ferma il pendolo dovrebbe muoversi sempre sulla stessa linea, mentre invece il suo piano di oscillazione varia nel tempo.




Nell'esperimento ideato da Foucault, fu costruito un pendolo costituito da un filo lungo circa 70 metri, al quale era sospesa una sfera di ferro pesante 30 chili con applicata un'asticella che sfiorava il terreno cosparso di sabbia. Il pendolo venne fissato con un perno girevole alla cupola del Pantheon di Parigi. Dai segni lasciati sulla sabbia si vide che il suolo ruotava rispetto al piano in cui oscillava il pendolo. Le righe descritte dall'asticella cambiavano lentamente direzione e dopo 24 ore coincidevano nuovamente con l'oscillazione di partenza.





domenica 29 gennaio 2012

Una marmellata di KUMQUAT

Nel giardino della mia casa in Chianti ho c'è una bellissima pianta di Kumquat.
Il Kumquat ovale proviene dalla cina meridionale.
Forma piccole piante cespugliose e compatte, con rami un po' spinosi. Le foglie sono verde lucido più scure sopra più chiare sotto.
I fiori che compaiono soprattutto in estate sono singoli o riuniti in piccole infiorescenze. I frutti sono piccoli, ovali e con la buccia liscia e  arancione ricca di olii essenziali. La polpa è acidula (secondo me è la parte più buona). Si mangiano interi.
L'esploratore britannico  Robert Fortune era un "cacciatore di piante" mandato in Asia a metà ottocento dagli inglesi per esportare le piante da te'. 
Egli introdusse in Europa anche la pianta di Kumquat che in realtà si chiama Fortunella e appartine alla famiglia delle Rutaceae come gli agrumi in genere.
Gli agrumi nella mitologia greca furono portati da Giunone a Giove quando divenne sua sposa   gli portò come dote alcuni alberelli che producevano dei meravigliosi pomi d’oro, arance e limoni, simboli d’amore e  fecondità, un simbolismo tuttora vigente, vista l’usanza di scegliere proprio i fiori di zagara per i bouquet nuziali. Giove, dovette considerare tanto caro e prezioso quel dono che li custodì gelosamente in uno stupendo  giardino sito in una parte remota del mondo allora conosciuto, alle pendici del Monte Atlante, incaricando come custodi le mitiche ninfe Esperidi, avvenenti fanciulle dal canto dolcissimo che venivano coadiuvate in questa delicata incombenza dal drago Ladone.
Purtroppo per Giove, tali accorgimenti si dimostrarono insufficienti; i preziosi alberi furono infatti sottratti da Ercole, nella sua undicesima fatica, dopo aver combattuto un’estenuante lotta in cui ebbe la peggio il terribile Ladone.




             Pieter Paul Rubens Ercole nel giardino delle Esperidi (1638 circa)
                   Torino Galleria Sabauda


Da allora, gli agrumi divennero appannaggio pure dei comuni mortali. 
E come comune mortale oggi mi sono divertita a prepare la marmellata con i meravigliosi frutti della Fortunella 

giovedì 19 gennaio 2012


Questo post lo inzio dedicando qualche riga alla mia città natale: Roma.
Quando Roma ha inziato ad essere veramente una città?
Stando ai racconti di miti e leggende raccolti da Tito Livio, quando i romani si accorsero di avere fondato una città ma di non avere nessuna donna con cui riprodursi e dare seguito alle loro genti organizzarono il Ratto delle Sabine :
« ...Romolo su consiglio dei Senatori, inviò ambasciatori alle genti vicine per stipulare trattati di alleanza con questi popoli e favorire l'unione di nuovi matrimoni. [...] All'ambasceria non fu dato ascolto da parte di nessun popolo: da una parte provavano disprezzo, dall'altra temevano per loro stessi e per i loro successori, ché in mezzo a loro potesse crescere un simile potere». Allora i romani organizzano una grande festa invitando le popolazioni vicine,che accorsero in massa, e:" la gioventù romana, a un preciso segnale, si mise a correre all'impazzata per rapire le ragazze. Molte finivano nelle mani del primo in cui si imbattevano: quelle che spiccavano sulle altre per bellezza, destinate ai senatori più insigni, venivano trascinate nelle loro case da plebei cui era stato affidato quel compito." (Tito LivioAb Urbe condita librilib. I, capoverso 9)
Quindi la storia di Roma come città inizia con un'azione violenta, con un'azione violenta verso le donne. La descrive benissimo "Gianbologna" nella mastodontica statua del "Ratto delle Sabine" nella Loggia  dell'Orcagna a Firenze       

  Di rapimenti e ratti di donne è piena la storia, n'è prova che anche qui dove vivo, a Tavarnelle val di Pesa ,negli anni cinquanta c'era addirittura il Palio di San Donato rievocazione storica del rapimento effettuato da una trentina di cavalieri senesi ai danni delle belle giovani di San Donato.
 L'inaugurazione di Palazzo Malaspina appena restaurato è stata l'occasione per esporre le stoffe ricamate, i Palii appunto, che hanno accompagnato negli anni le rievocazioni storiche.
Mi preme fare una nota un po' più seria e drammatica della quale non posso fare a meno visto che, comunque, sto parlando di violenza e di donne. La costruzione del futuro passa sempre per le donne, un futuro migliore sarà quello in cui non saremo (tutti) più indifferenti a questa rappresentazione di noi:









mercoledì 18 gennaio 2012

Di me (Allegoria sacra e Tadzio)

Inizio. Mette sempre un po' di timore iniziare qualcosa, ma anche di eccitazione per il nuovo che incontrerò. In queste pagine vorrei parlare di quello che mi interessa, che seguo. In primo luogo di turismo che è il mio lavoro perché ho delle case vacanza nel Chianti a Tavarnelle Val di Pesa.
E' un lavoro che mi piace e soprattutto, mi piace parlare e ragionare di turismo, turismi e tutto ciò che gira attorno a questi concetti.
Comincio però parlando di un'altro mio grande interesse la storia dell'arte
Voglio aprire queste pagine con la foto di uno dei quadri che amo di più.
 L'allegoria sacra di Giovanni Bellini. Qui un po' di informazioni su di lui.Ci sono molte cose che da sempre mi hanno colpito in quest'opera:

  •  L'ambientazioneè una piazza rinascimentale perfettamente inserita nel paesaggio che la circonda e la include. La balaustra anziché racchiuderla ci invita a proseguire con lo sguardo altrove, verso la descrizione minuziosa  della natura. E' esattamente quello che cerco di offrire ai miei ospiti.



  • San Sebastiano   è un'immagine elegantissima, quasi efebica e dolce ma comunque forte(come tutte le rappresentazioni del Santo) ma la sua forza non è fisica. E'  forza della sua consapevolezza del suo itinere tipico dell'adolescenza. Mi ricorda tantissimo Tadzio di Mann nella trasposizione cinematografica di Visconti
  •   Mi verrebbe da pensare che Visconti si sia ispirato al San Sebastiano di Bellini........